una raffigurazione di Duns Scoto

Giovanni Paolo II parla di Duns Scoto

alla beatificazione del filosofo

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CONFERMAZIONE DEL BEATO DUNS SCOTO E PROCLAMAZIONE DELLA BEATA DINA BÉLANGER

Sabato, 20 marzo 1993

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«Nato in Scozia verso il 1265, Giovanni Duns Scoto fu detto “Beato” quasi all’indomani del suo pio transito, avvenuto a Colonia l’8 novembre 1308. In tale diocesi, come pure in quelle di Edimburgo e di Nola, oltre che nell’ambito dell’Ordine Serafico, gli fu reso nei secoli un culto pubblico che la Chiesa gli ha solennemente riconosciuto il 6 luglio 1991 (cf. AAS 84 [1992] 396-399) e che oggi conferma. Alle Chiese particolari menzionate, che sono presenti questa sera nella Basilica Vaticana con i loro degnissimi Pastori, come pure a tutta la grande Famiglia Francescana, rivolgo il mio saluto, tutti invitando a benedire il nome del Signore la cui gloria risplende nella dottrina e nella santità di vita del Beato Giovanni, cantore del Verbo Incarnato e difensore dell’Immacolato Concepimento di Maria.

4. Nella nostra epoca, pur ricca di immense risorse umane, tecniche e scientifiche, ma nella quale molti hanno smarrito il senso della fede e conducono una vita lontana da Cristo e dal suo Vangelo (cf. Redemptoris missio, 33), il Beato Duns Scoto si presenta non solo con l’acutezza del suo ingegno e la straordinaria capacità di penetrazione nel mistero di Dio, ma anche con la forza persuasiva della sua santità di vita che lo rende, per la Chiesa e per l’intera umanità, Maestro di pensiero e di vita. La sua dottrina, dalla quale, come affermava il mio venerato Predecessore Paolo VI, “si potranno ricavare lucide armi per combattere e allontanare la nube nera dell’ateismo che offusca l’età nostra” (Epist. Apost. Alma Parens: AAS 58 [1966] 612), edifica vigorosamente la Chiesa, sostenendola nella sua urgente missione di nuova evangelizzazione dei popoli della terra. In particolare, per i Teologi, i Sacerdoti, i Pastori d’anime, i Religiosi, ed in modo speciale per i Francescani, il Beato Duns Scoto costituisce un esempio di fedeltà alla verità rivelata, di feconda azione sacerdotale, di serio dialogo nella ricerca dell’unità, egli che, come affermava Giovanni de Gerson, fu sempre mosso nella sua esistenza “non dalla contenziosa singolarità del vincere, ma dall’umiltà di trovare un accordo” (Lectiones duae “Poenitemini, lect. alt., consid. 5: cit. in Epist. Apost. Alma Parens: AAS 58 [1966] 614). Possano il suo spirito e la sua memoria illuminare della luce stessa di Cristo il travaglio e le speranze della nostra società».

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Testo dell'intera Omelia.